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giovedì 7 aprile 2011

Storia del Maggiolino : Ferdinand Porsche e le sue parole (articolo completo)

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Icona intramontabile,mezzo indistruttibile,customizzato,restaurato,abbandonato,vissuto...il VW Maggiolino è senza ombra di dubbio un patrimonio dell universo motoristico.
Sogno da tempo di possederne uno e come si sa " le vie del Signore sono infinite " quindi ,nel mentre che continuo a sognare, mi informo sulla sua storia e sulle sue radici.
Spulciando sul mio materiale cartaceo accumulato negli anni ho trovato un articolo che era andato smarrito nella mia memoria. Questo è stato scritto direttamente da FERDINAND PORSCHE per spiegare il perchè di quell'auto che, per la sua diversità,aveva bisogno di essere spiegata, visto che non era soltanto una rivoluzione tecnologica ma anche politica.

N.B. Citerà Adolf Hitler, il terzo Raich e frammenti di propaganda Nazista, il blog che si mantiene apolitico si limita a citare quanto scritto.

A voi ragazzi...immaginatevi quest'uomo che prese carta e penna e iniziò a scrivere....

Di Ferdinand Porsche (1875-1951)

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" Non è nella natura del costruttore prender parola sull'opera da lui creata ,sia per giustificarla e per difenderla, sia per spianarle la via sul mercato. Se la creazione è buona,si impone da sè, se invece è cattiva,non può venir salvata,ne da belle parole ,ne da preziosi opuscoli pubblicitari.
Se oggi parlo sul tema della vetturetta popolare,è per due ragioni.
Voglio porgere,prima di tutto,il mio ringraziamento all'Uomo che mi ha offerto la possibilità di dedicarmi a questa grande impresa, e poi descrivere la via da me seguita nella realizzazione della vettura popolare.
Sono convinto inoltre,che nella nostra epoca,caratterizzata da un ritmo cosi rapido,esistono persone che manifestano per le fasi di sviluppo di un grande progetto,un interesse pari a quello che provano in seguito al felice risultato finale del progetto stesso.
Per questa considerazione mi sono indotto a parlare del problema costruttivo imposto dalla creazione della vettura popolare.
Le nuove Idee non sono mai state rigettate in questo mondo tanto agitato in fatto d'innovazioni. Le grandi idee ,hanno potuto imporsi soltanto in grandi epoche,cosi come è avvenuto proprio per l'automobilismo.
Per più di trent'anni i nostri migliori tecnici hanno combattuto una battaglia contro il regresso,la burocrazia e le ideologie economiche.
L'automobile (questo araldo sicuro di nuova epoca) sembrava come ostacolato da quelle che erano le sue manifestazioni più positive; come la sua funzione accelleratrice dei tempi, la sua missione volta ad aprire la nuova strada al progresso e alla rinascita di un nuovo sviluppo economico.
Il fatto che in una nazione come l'America un uomo abbia tuttavia potuto, già molto prima di noi, l'inventore dell'automobile, percorrere vie del tutto nuove,testimonia,una volta di più,quanto fosse difficile la situazione dell'industria automobilistica tedesca in quel periodo. E, se Henry Ford ha potuto conquistare il mondo, con la sua automobile, è stato perchè in questo caso ,l'opportunismo economico ed una chiara visione hanno coinciso con il bisogno , di milioni di uomini,di diventare piu indipendenti e piu produttivi grazie proprio questa macchina. In Europa, e sopratutto in Germania, ciò non era possibile, a causa di gravi impedimenti. Con l'anno 1933 si verifica un grande sconvolgimento : l'avvento di un epoca di una piu schietta mentalità automobilistica.
Dopo che il Fuhrer ebbe fissato la vasta portata del suo programma di motorizzazione , era giunto anche per il costruttore il momento di ricordarsi della grandiosità della sua missione e di dedicarsi , una volta ancora, alla costruzione dell'automobile con idee del tutto nuove, come avevano fatto i nostri grandi pionieri.
Oggi , ad opera compiuta, confesso, di essere un po fiero perchè questo incarico sia stato affidato proprio a me e ricordo però con una certa nostalgia le prime esperienze,compiute in passato , per la creazione di una " vetturetta " .
Riconosco inoltre che nelle file dei costruttori tedeschi nessuno , sino ad oggi, ha saputo intendere queste cose con la chiarezza e la profonda conoscenza di cui il Fuhrer ha fatto sfoggio nei suoi numerosi discorsi sulla vettura popolare.
Abbiamo potuto realizzare la grande opera grazie al concorso di piu fattori favorevoli: l'avvento della nuova grande epoca, l'idea creatrice del Fuhrer , le mie stesse esperienze e ricerche scientifiche, il progressivo sviluppo tecnico della vettura ed infine la nuovissima idea della sua costruzione in serie, in una sua propria officina.
Per comprendere in modo adeguato la grandiosità di questa impresa, è anche necessario conoscere gli accadimenti che precedono l'avvento di questa nuova epoca.
La grande guerra appena finita aveva lasciato in eredità una situazione piu o meno rovinosa anche nel campo dell' industria automobilistica e della tecnica; cosi che per sfruttarla si ingaggiò una lotta su tutta la linea.
Basta pronunciare il nome di Castiglione e di Scapiro per avere un idea di tutte le amarezze e delle enormi difficoltà che dovettero subire i nostri costruttori e i nostri commercianti nella lotta contro le iene di un industria tormentata e rovinata.
In quegli anni mi trovavo ancora in Wiener-Neustadt presso l'Austro-Daimler.
La nostra nazione era diventata sempre piu piccola , incapace di assorbire in grandi masse prodotti di elevato valore ed era praticamente isolata dai mercati delle nazioni vicine. Già allora progettavo di dare una vita nuova all'ìndustria austriaca dell automobile creando una piccola vettura.
Nacque cosi la " Saschawagen", un auto munita di motore a 4 cilindri , di un litro di cilindrata. Essa aveva un buon rendimento e nelle sue idee fondamentali era gia ben superiore a quelle specie di vetture - ripiego - con cui si tentava altrove di rianimare il mercato.
Decisi inoltre di promuovere l'impiego della vettura in campo sportivo per agevolare il cammino, ed uno dei piu bei successi fu la vittoria di categoria colta da Alfred Neubauer nella corsa per la " targa Florio " , dove si aggiudicò il miglior tempo delle vetture.
Questa piccola vettura raggiungeva già allora i 120 km , un risultato gia notevole.
Castiglione , nonostante il successo non volle proseguire su questa strada ed in breve anche questo progetto venne abbandonato.
Iniziai quindi l'epoca del mio soggiorno Svevo.
Costrui la 1100 cc "Mercedes" ! Chi ne sa oggi ancora qualche cosa ? Chi può ancora ricordarsi di quella vettura che fu costruita in soli 20 esemplari ?
E tuttavia , essi circolano ancora oggi giorno, tutti e venti!
Questa mia creazione avrebbe dovuto diventare il toccasana della ditta Daimler-Benz , ma questo compito non era certo realizzabile con la produzione di soli 20 esemplari!
Costruimmo poi altre vetture , ed i grandi successi sportivi conseguiti negli anni a seguire dimostrarono il successo del nostro proficuo lavoro.
Venne poi l'epoca del "Konstruktionsburo Porsche " , ossia quella della creazione di uno studio ed un laboratorio mio proprio.
Il pensiero di un auto , che fosse bensi piccola, ma completa in tutti i suoi organi, occupava sempre la mia mente , ed i progetti presentati alla casa Zundapp e , più tardi, alla NSU ,dimostrano che questa via è stata seguita conseguentemente: evoluzione costruttiva che con la prima vettura a 4 ruote indipendenti e motore posteriore ha precorso i tempi.
La prova piu convincente dello sviluppo da me dato a questa idea costruttiva si ebbe nella vettura da corsa da me progettata ed assunta poi , nel 1933, da Auto Union !
Dalla vettura da corsa alla vettura popolare , il passo fu breve , per quanto strano ciò possa apparire.
Ho già affermato che è molto piu facile costruire una vettura da corsa di 1000 CV ; qui tutti i fattori imponderabili , di valore decisivo per la costruzione della vettura popolare ( la questione del materiale, del prezzo e dell'economia ) hanno un importanza marginale.
Diverso è il caso della vettura popolare , che deve essere non soltanto perfetta e veloce , ma risultare semplice nei comandi, senza pretese nel trattamento , a buon mercato in fatto di costo e di economia della manutenzione.
Adottare soluzioni di progresso nella creazione di tutti i singoli aggregati dell'intera vettura, costringendo questo sforzo inventivo entro un ristretto limite , fu un compito affascinante e ambizioso e allo stesso tempo difficile.
Ma se cosi non fosse stato , non si sarebbe dovuto attendere cosi a lungo la sua realizzazione.
Nel 1934 il Fuhrer parla per la prima volta di questa vettura , veicolo di milioni , che sembra adatto a diventare " la fonte di una gioia a noi ben nota " .
Poco dopo venni incaricato, per tramite della R.D.A. , di risolvere questo compito.
Il progetto era gia presente nella mia mente nelle sue linee fondamentali e fissato dalle mie precedenti esperienze , di cui ho brevemente accennato poc'anzi.
Si iniziò cosi il lavoro, un opera che ha procurato , a noi tutti ,che vi eravamo stati designati, numerose preoccupazioni , ma che col passare del tempo divenne anche per noi " una fonte di gioia " , tanta era la soddisfazione di poterci dedicare a questa bella missione!
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Non trascorse molto tempo sino al momento in cui potei dare al Fuhrer il primo rendiconto dei lavori.
Questo colloquio e quelli successivi , non furono soltanto ore dedicate alla resa dei conti , ma bensi all ulteriore orientamento , secondo le direttive impartitemi dal Fuhrer stesso , che aveva non soltanto concepito la nuova vettura , ma anche influenzato e promosso in modo decisivo la sua creazione.
Uno dei problemi maggiori che abbiamo dovuto affrontare nella produzione dell auto fu il costo , infatti la vettura doveva necessariamente costare poco meno di 1000 marchi!
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Questa condizione risultò di difficile realizzazione , in quanto se per un costruttore dotato di esperienza può essere facile creare un automobile che risponda a certe prescrizioni ed esigenze, il problema della sua realizzazione industriale e quello del suo costo sono ben piu complessi.
Abbiamo lavorato per giorni e notti , calcolato secondo metodi di fabbricazione non ancora esistenti da noi e che dovettero quindi venir prima elaborati e poi applicati sino a che mi fu finalmente possibile recarmi dal Fuhrer per annurciargli : "Fuhrer siamo giutni alla meta : la vettura popolare costa meno di 1000 R.M. ! "
Il nostro primitivo progetto prevedeva la fabbricazione dei primi aggregati della vettura , in grandi serie presso l'industria tedesca e poi assemblarli .
Venne poi ventilata l'idea di assegnare questo grande compito , per intero, ad una ditta già esistente , senza uscire dal campo delle discussioni non impegnative.
Sorse cosi , un giorno, l'idea di costruire una nuova fabbrica creata appositamente per la costruzione della vettura popolare.
La fabbrica sta ora sorgendo , ed in pochi mesi la cifra degli acquirenti è gia salita a 200.000 .
La vettura stessa , dopo 5 anni di evoluzione costruttiva, si trova esposta per la prima volta alla Mostra Automobilistica, e quindi al giudizio del pubblico internazionale; essa non dovrà , come spero, temere le critiche !
Queste sono le considerazioni che intendo esporre al popolo Tedesco nel giorno della inaugurazione della Mostra 1939.
Abbiamo fatto del nostro meglio, ma molto rimane ancora da compiere.Anche ciò verrà tutta via realizzato . E mi auguro che questa vettura potrà essere un giorno una fedele compagna ed una apportatrice di molta gioia per milioni di brave persone! "

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Loud and Proud

Ergal

venerdì 21 gennaio 2011

Storia veloce veloce del marchio Harley Davidson , dal 1903 ai giorni nostri




Nel 1903,come ogni anno, Milwaukee ospitò il Gran Rodeo , che era un opportunità per comprare bestiame.
Quell'anno i visitatori si trovarono uno strano congegno motorizzato: due ruote a raggi ,un telaio e un motore . William S.Harley ,che aveva 21 anni ed era progettista di una azienda manufatturiera , ne era il creatore.Arthur Davidson ,di 26 anni,lo aveva aiutato.I due avevano deciso di fare qualche esperimento e fu cosi che costruirono quella che sarebbe stata la prima motocicletta Harley Davidson.
Il carburatore del primo prototipo venne costruito con una lattina di pomodoro ,aveva un motore da 400cc con una potenza di 3 cavalli.
Un anno dopo la piccola fabbrica Harley-Davidson,un capannone di 14 metri quadrati, raddoppiò la grandezza e produsse otto motociclette.Nel 1906 questo numero crebbe a 15 ed essi decisero di trasferire la fabbrica nel centro di Milwaukee.Nel 1907 la registrarono ufficialmente come "Harley Davidson Motor Company". Perchè non decisero di chiamarla "Davidson Harley" considerando che il primo presidente fu Walter Davidson fratello di Arthur ? La ragione fu semplicemente perchè William S.Harley aveva disegnato il primo modello.
La società crebbe costantemente fino al 1917,quando gli Stati Uniti entrarono in guerra.A quel tempo l'industria di motociclette si preparava ad accogliere il flusso di ordine proveniente dall'esercito.
H.D. mise a punto la sua rete di concessionarie (la piu vecchia è Dupley Perkins CO di San Francisco ,che risale al 1914) che diresse con rigore e decisione per forgiare il suo brand.
Lanciò la rivista aziendale "The Enthusiast" per rivenditori e clienti e produsse piu di 20.000 moto all' anno,superando di vendite la Indian,il suo agguerrito concorrente.
Le vendite continuarono a crescere regolarmente fino agli anni Venti poi il settore visse un periodo di crisi a causa dell'ingresso sul mercato delle automobili Ford,specialmente il modello T che si rivelò una minaccia per le due ruote visto il prezzo popolare .
Verso la metà del decennio gli affari ripresero ma il crollo della borsa nel 1929 portò con se nuove difficoltà.
All'inizio degli anni trenta le vendite raggiungevano con difficoltà le 4000 motociclette annue e la politica dell'azienda mirava solo alla sopravvivenza .In un tentativo di ripresa,cambiarono il logotipo e introdussero colori differenti per i modelli.Con il lancio di nuovi prototipi alla fine del decennio,tornò l'ottimismo per il brand.
Durante la seconda Guerra Mondiale la società di Milwaukee vendette migliaia di unità all'esercito.
Il recupero economico permise loro di produrre nuovi modelli ma senza portare ad un vero decollo.
I due fondatori morirono,Walter Davidson nel 1942 all'età di 66 anni e William S. Harley l'anno seguente.
Alla fine della guerra il mercato si apri a motociclette straniere e l'interesse si rivolse sopratutto ai prodotti britannici ( Triumph e Norton ) . Furono anni difficili. La Indian spari nel 1953 ,Honda era quasi pronta a sbarcare sul mercato e la Harley Davidson celebrò il suo cinquantesimo anniversario.
Come tutte le grandi famiglie,anche H.D. ha una macchia nella sua storia.Negli anni Sessanta,mentre le motociclette giapponesi conquistarono il mercato,la società fu indotta dalle difficoltà economiche a stabilire una partnership con la società Italiana Aermacchi (Varese) per commercializzare piccole motociclette e scooter (vomitiamo insieme).
A quel tempo pressochè la metà delle motociclette veniva prodotta fuori dagli Stati Uniti.Il lignaggio e la purezza della società erano in pericolo,mentre si profilava il rischio della bancarotta: la American Metal Foundries (AMF) la acquisi e mise fine al controllo da parte della famiglia fondatrice - Il nome divenne "AMF/Harley Davidson" - . Nel 1976
ebbe fine l'iniziativa imprenditoriale italiana e,cinque anni dopo, la Harley riacquistò la libertà e recuperò la propria indipendenza (yeah!).
H.D. si gettò alle spalle quel periodo di piccole moto e fece di "Think Big" il nuovo slogan della società. Gli anni ottanta furono un periodo chiave : dopo aver riottenuto la propria indipendenza,la società lanciò aggressive campagne pubblicitarie,implementando una nuova strategia per fidelizzare il cliente e commercializzando a livello globale il proprio brand. Intanto le politiche protezioniste del governo americano giocavano a vantaggio della società che alla fine del decennio venne quotata in borsa. La produzione continuò a crescere anno dopo anno e H.D. divenne un importante consorzio industriale.Attualmente produce piu di 200.000 motociclette all'anno, conservando lo spirito del marchio,utilizzando una strategia che sfrutta il valore aggiunto dei suoi prodotti curando l'immagine in maniera scrupolosa.

Loud and Proud

Ergal

lunedì 4 ottobre 2010

Storia del pinstriping




Da quando esistono i mezzi di locomozione l'uomo ha avvertiito l'esigenza di decorarli e renderli unici e riconoscibili.
Questo avveniva sin dai tempi degli Antichi Egizi che decoravano carri da guerra , o dei Romani con le bighe da corsa , fino alle carrozze ottocentesche ,sopratutto quelle della nobiltà e dei Re,ma anche le barche e i semplici carri da lavoro erano decorati con filettature fatte a mano con uno speciale pennello fatto di crine di cavallo legato ad un fiammifero o ad un sottile bastoncino.
Naturalmente quest'arte è continuata sulle auto e sulle moto.
Il pinstriping come lo conosciamo noi oggi perl è nato in California intorno l'inizio degli anni 50. Ken Howard (Von Dutch,vedi articolo di Ruote Rugginose) fu tra i precursori e il maestro di tutti quelli che vennero a seguire e contribuirono al rilancio e all espansione di questa forma d'arte.
In breve questo stile divenne molto popolare e molti furono i personaggi che si applicarono a quest'arte ,tra i tanti è opportuno citare DEAN JEFFREY e ANDY SOUTHARD.
Negli anni 60 in America esistevano gia stili diversi (East Coast,West Coast e Midwest) ma è sempre in California che si continuò ad innovare la tecnica facendo molti esperimenti anche sulle tavole da surf.
Un altro personaggio da citare è Ed Big Daddy Roth (vedi articolo di Ruote Ruggiose) che insieme a Le Baron aveva uno studio di decorazione e pinstriping " The Crazy Painters " nei sobborghi di Los Angeles.
Lo stile che andava per la maggiore da quelle parti era il cosidetto " Thick and Thin ",cioè la combinazione di linee grosse e sottili che davano origine a intricati disegni che si potevano esplorare a mano a mano che ci si avvicinava,scoprendo cosi tutti i dettagli e le figure che si nascondevano dentro il motivo principale.
Negli anni a seguire l'arte del Pinstriping ha continuato a svilupparsi;ci fu solamente un periodo di decadenza negli anni 70 quando il gusto divenne un po piu psichedelico e si usava l'Aereografia per decorare i grossi Van ed i chopper che andavano di moda.
Oggi esistono un infinità di stili e di artisti,sembra quasi che finalmente il Pinstriping sia entrato a far parte della nostra cultura ed anche in Italia da qualche anno sta prendendo piede.

Tratto da " Aero Art Action "

venerdì 18 giugno 2010

Kustom Kulture : 1 %




1 %

Quante volte l'avrete visto su magliette indossate da biker puzzolenti e barbuti? tante (almeno spero..se non è cosi siete su un blog che parla di moto e auto è..ve lo ricordo)...

che cos'è questo famoso 1 % ? non è la percentuale di grasso del vostro snack e nemmeno la percentuale che indica quante possibilità avete di portarvi a letto belen....è un altra storia: una storia ovviamente made in USA.

Da qui in poi vi copio direttamente da Wikipedia perchè la storia è spiegata benissimo ed è inutile che ve la riscrivo facendo finta di saperla da tempi immemori.
C'è da introdurre comunque un personaggio chiave : Ralph "Sonny" Barger.
Sonny è il fondatore del charter (e non chapter) Hells Angels di Oakland.

" Nel 1959 Ralph "Sonny" Barger, in particolar modo, organizzò assieme ai presidenti degli altri charter del club un meeting da condurre assieme a tutte le altre forze rappresentative di tutti i maggiori club motociclistici "irregolari" della California, e propose una sorta di alleanza dalla quale avrebbero beneficiato tutti.

Gettando un occhio al futuro Barger, nei fatti, propose un'operazione di "regolarizzazione" della situazione allora vigente, a scapito del continuare a sopravvivere come gruppi motociclistici disorganizzati, e al fine di creare una vera e propria organizzazione nazionale facente capo a tutti i club motociclistici considerati "fuorilegge" dall'opinione pubblica del tempo.

Fu ugualmente di Barger l'idea di suggellare tale alleanza appena sancita tramite il famigerato distintivo a forma di rombo con la dicitura "1%" al suo interno. E fu così che egli divenne anche il primo "biker" ad aver tatuato sul braccio tale simbolo ormai celebre in questo ambiente. L'idea originaria di costituire una gigantesca e compatta corporazione motociclistica "irregolare" in alternativa all'American Motorcyclist Association non andò poi in porto per una serie di ragioni, ma il simbolo dell'"1%" fu completamente adottato da tutti i "club fuorilegge" dell'epoca che non si volevano assolutamente riconoscere nella visione perbenista e di vita della moto a livello hobbistico-familiare, reclusa nelle regole della società americana del tempo, che l'A.M.A. proponeva come sua immagine e attraverso i suoi eventi.

Il termine "1%" (Onepercenters) fu, per l'appunto, involontariamente coniato da alcuni esponenti dell'A.M.A., ovverosia l'associazione motociclistica istituzionale e regolare per tutti gli americani appassionati delle due ruote (i cui associati venivano dispregiativamente appellati dagli appartenenti ai vari "club fuorilegge" come i "motociclisti della domenica"). In seguito ad un paio di manifestazioni indette dall' A.M.A., durante le quali accaddero disordini e risse, per lo più causati da appartenenti ai suddetti "club fuorilegge" che intervennero in questi raduni senza alcuna autorizzazione o invito ufficiale (come nel caso del famigerato raduno californiano di Hollister, avvenuto nel 1947, il quale ha costituito l'ispirazione principale per la famosa pellicola de Il selvaggio con Marlon Brando), la stessa A.M.A., cercando di difendersi dagli attacchi della stampa statunitense del tempo, la quale tendeva ad individuare in tutto l'insieme indistinto dei motociclisti la causa di tali disordini, produsse una dichiarazione ufficiale nella quale, generalisticamente, si affermava che il 99% dei proprietari di moto era costituito da "gente per bene", mentre solo l'1% era formato da individui tendenti a comportamenti criminosi e ad atti di vandalismo e disturbo della quiete pubblica. Quello che l'A.M.A. non aveva previsto fu che i vari motociclisti che formavano i molti "club fuorilegge" considerarono questa affermazione come una sorta di vero e proprio riconoscimento d'onore. Difatti, oggi si può vedere il simbolo dell'"1%" indossato in tutto il mondo dalla maggior parte dei membri dei club motociclistici "non regolari" (e quindi al di fuori delle varie associazioni sportive o di mototurismo ufficiali di ogni paese, come la suddetta A.M.A. statunitense o la F.M.I. italiana). "

Capito cari? ora quando vi chiederanno " ma che vuol dire 1 % ?" potrete stupire tutti e vi garantirete l'accesso tra i grandi della storia del motociclismo.

Loud and Proud

Ergal

martedì 8 giugno 2010

Kustom Kulture : Il mistero della croce di ferro


"Ma che bella è la croce di ferro" , " Ma che sei nazista?" , " Bella la croce di Malta!" , " Qua c'è una farmacia " ....e quante altre dovremo sentirle dire dalla gente, vero ragazzi?

La famosa "croce di ferro" che in realtà per essere pignoli è una "Croce Patente Scorciata " è entrata a far parte della simbologia degli appartenenti alla cultura custom.
Perchè si utilizza e come è nata ?
Le prime croci si videro negli stati uniti sul finire degli anni 50 come simbolo di ribellione,onore e forza indossate da biker e surfer.Va ricordato che nasce come onoreficenza militare e c'era l'usanza di indossare le medaglie dei propri padri.
In sostanza è un simbolo di libertà e forza.

Loud and Proud

Ergal

venerdì 28 maggio 2010

Riaccendere un motore dopo un lungo periodo di inattività...


Proprio in questi giorni mi è capitato di dover riaccendere un motore con 4 anni di fermo. Ho seguito alcuni accorgimenti semplici ma efficaci.
Le tecniche che vi andrò ad elencare le ho applicate su una Vespa Piaggio ma sono principi che possono esser validi per ogni tipo di moto e anche di auto ( con qualche differenza ovviamente ).

Su questa Vespa prevedendo un periodo di inattività avevo precedentemente svuotato il serbatoio (1 solo, per la benzina visto che non è a miscelatore).Svuotare un serbatoio per un periodo di inattività è sempre bene sopratutto su motocicli a miscela. Evitano il formarsi di morchia e fastidiosi residui. Controllato lo stato del serbatoio ho provveduto a riempirlo con del nuovo carburante e dell olio sintetico.
Ho controllato il carburatore e ho provveduto alla pulizia del filtro aria e benzina. Ho controllato il tubo benzina e la candela.
Una volta sistemate queste cose ho mandato in circolo il carburante spalacando il gas un paio di volte.
Con molta delicatezza ho mandato a fondo corsa la leva della messa in moto facendo fare un paio di cicli al pistone. Tre pedalate ,aria tirata ed è di nuovo tornata a strombazzare allegra.

Ora nel caso si fosse trattato di un 4 tempi o di un auto sarebbero cambiate alcune cose. Senza tener conto di tutti gli altri accorgimenti da seguire in caso di riutilizzo di veicoli fermi da tempo ed occupandoci solo della messa in moto potremmo seguire una parte di ciò che vi ho descritto prima.
Controllo carburante,filtro benzina,candela/e,batteria se presente(portatevi un booster,dei cavetti,batteria nuova)e rapido controllo dei contatti elettrici che con il tempo potrebbero essersi ossidati.
Se il mezzo dovesse stentare a partire esistono dei particolari additivi da spruzzare (nei corpi farfallati,carburatori) che aiutano la combustione.

Una volta avviato il mezzo fatelo scaldare con molta cura e prima di effettuare qualsiasi prova assicuratevi che non ci siano perdite e che i livelli siano tutti a norma (liquidi freno,refrigeranti ecc ecc)


Se fondete o fate esplodere il motore....non prendetevela con me

Loud and Proud

Ergal